Terzo settore

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Il termine non-profit deriva dall’inglese “non-for-profit”, che in italiano corrisponde a “senza scopo di lucro”.

L’aspetto che accomuna tutte le organizzazioni non-profit è il divieto tassativo di distribuzione degli utili.

Ciò non vuol dire che i risultati economici non debbano esistere: al pari delle imprese, infatti, le organizzazioni non-profit producono valore aggiunto per la collettività, creando posti di lavoro e contribuendo al miglioramento della qualità della vita; però, dette organizzazioni non devono esaurire nei risultati economici le proprie finalità.

Nel non-profit possiamo includere tutte le Fondazioni, con esclusione delle sole fondazioni d’impresa, tutti gli enti di tipo associativo: Associazioni, Partiti, Sindacati e Associazioni di categoria, Consorzi, Federazioni, Cooperative, nonché tutti gli Enti Ecclesiastici e gli Enti Pubblici che non operano nella logica del profitto.

Il Terzo settore (il primo settore è lo Stato e il secondo è il Mercato), fa parte del non-profit, in quanto esclude la logica del profitto (guadagno), e quindi esclude le imprese che sono legate al profitto, nonché esclude lo Stato e gli Enti Pubblici. Quindi, possiamo dire che il Terzo settore è la parte volontaria privatistica del mondo del non-profit. Esso ha trovato il suo pieno sviluppo prevalentemente per la crescente domanda di servizi pubblici, qualitativamente migliori, che il Settore Pubblico non era più capace di soddisfare, nonché per la riscoperta della filantropia e del lavoro finalizzato al bene comune.