SEPARAZIONE E DIVORZIO

Assegno di mantenimento: più del reddito conta il tenore di vita

Domanda: Mia figlia diciottenne convive con la madre, dalla quale sono separato legalmente, nella ex casa coniugale. Per quanto tempo ancora dovrò versarle l’assegno di mantenimento? È verò che più che sul reddito dichiarato, l’assegno deve riferirsi al tenore di vita? Inoltre, se mia figlia dovesse lasciare l’abitazione, questa continuerà ad essere assegnata alla madre?
Risposta:  Va preliminarmente detto che la novella introdotta con la Legge 8 febbraio 2006 n. 54 ha mutato il regime preferenziale di affidamento della prole da quello in via esclusiva a quello condiviso. Posto ciò, è stato ribadito nel nostro ordinamento che il criterio con cui i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli è quello della proporzionalità al reddito di ciascuno. Nella prima parte dell’articolo 155, Codice civile, la norma sembrerebbe prediligere un mantenimento diretto dei figli da parte di ciascun genitore. Tuttavia, immediatamente dopo, in ragione di necessità di ordine pratico dovute al fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, i figli sono collocati presso un solo genitore, se pur affidati a entrambi, è previsto un assegno periodico. Il comma 4 dell’articolo 155, Codice civile indica, in dettaglio, i criteri volti ad attuare il principio di proporzionalità nella determinazione dell’assegno. Dovranno, pertanto, essere considerate: 1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduta dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. L’elencazione contiene parametri oggettivi che divengono circostanze da accertarsi e quindi da valutarsi per garantire la proporzionalità fra genitori nel mantenimento dei figli. Si ritiene, tuttavia, che il giudice, anche dopo l’introduzione della novella del 2006, mantenga ampi spazi di discrezionalità nel valutare il caso concreto. Infatti, il Legislatore italiano ha scelto di non adottare tabelle che riportino il costo dei figli, elaborate su basi statistiche, come avviene in altri Paesi europei. Molti dei predetti criteri erano già presenti nell’elaborazione giurisprudenziale, in applicazione alla normativa previgente. Si ritiene, pertanto, che a molte di quelle pronunce si possa ancora far riferimento. Così, in merito alle condizioni economiche dei genitori, i giudici hanno ritenuto non necessaria la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti attraverso l’acquisizione di dati numerici o rigorose analisi contabili e finanziarie, essendo sufficiente un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi. Questa interpretazione della capacità reddituale dei genitori richiama l’importanza del criterio del tenore di vita goduto dai figli durante la convivenza familiare, parametro già riconosciuto dalla giurisprudenza precedente e divenuto normativo con la richiamata novella. Nella regolamentazione dei rapporti economici fra i genitori dovrà essere presa in considerazione, altresì, l’eventuale assegnazione della casa familiare, per l’indiscutibile valenza economica della stessa, specie se di proprietà esclusiva di uno dei due genitori, ex articolo 155 quater, Codice civile. I criteri per la determinazione del mantenimento dei figli sopra descritti, esplicitamente previsti dalle norme in materia di separazione dei coniugi, sono, però, generali, validi per tutti i genitori siano essi legittimi, naturali, separati o divorziati. Ci si domanda, però, soprattutto in un’epoca di crisi economica, di diffusa disoccupazione e di difficile ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, quale sia la durata di quest’obbligo. L’articolo 155 quinquies, Codice civile, ha stabilito espressamente che vi è un diritto al mantenimento in favore dei figli maggiorenni, ma non indipendenti economicamente. Anche in relazione al mantenimento dei figli maggiorenni, la giurisprudenza si era già precedentemente espressa riconoscendo il diritto del figlio in relazione alle capacità economico-sociali della famiglia di origine al fine di metterlo nelle condizioni di raggiungere l’indipendenza economica. Infine, l’istituto dell’assegnazione della casa coniugale, previsto dal previgente articolo 155 del Codice civile, è oggi inserito nell’articolo 155 quater, Codice civile, introdotto dalla Legge n. 54 del 2006. Già sotto la normativa precedente si era posta la questione del riconoscimento del diritto di godimento dell’abitazione familiare in favore del coniuge, anche in assenza di figli minori o maggiorenni, ma non economicamente autosufficiente. Solo una giurisprudenza minoritaria aveva risposto affermativamente, riconoscendo il diritto al coniuge, ancorché senza figli, se ed in quanto economicamente più debole. Anche oggi si ripropone la questione e sempre solo rare sentenze ritengono che per l’assegnazione della casa coniugale potrebbero essere tenuti presenti altri criteri, diversi da quelli legati alla presenza di figli: in primis la debolezza economica o morale di un coniuge rispetto all’altro. Questa giurisprudenza minoritaria riconosce che almeno nell’ipotesi di casa in comproprietà, in assenza di figli conviventi, potrebbe darsi luogo all’assegnazione. A sostegno della propria tesi, questi giudici ritengono che le ipotesi previste dall’articolo 155 quater di estinzione del diritto quando l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio sembrerebbero proprio riguardare solo i casi in cui non vi è prole convivente. A fronte, però, di questa lettura dell’articolo 155 quater, intesa a riconoscere al coniuge economicamente più debole, anche senza figli, il diritto all’assegnazione, la Suprema Corte ha ribadito l’interpretazione più rigorosa che collega strettamente e necessariamente la presenza di figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti all’assegnazione della casa (cfr. Cass. Civ. Sez. I, 22.03.07, n.6979).

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