L’organizzazione di cene di beneficenza delle associazione di volontariato

Domanda: Per non incorrere in problemi con il fisco, come deve essere rendicontata l’attività di raccolta fondi mediante l’organizzazione di cene di beneficenza da parte di un’associazione di volontariato?

Risposta: La lettera d), comma 1, art. 1 del D.M. 25.05.1995 (Criterio per l’individuazione delle attività commerciali e produttive marginali svolte dalle organizzazioni di volontariato), dispone che agli effetti del comma 4, art. 8 della Legge n. 266/91, si considerano attività commerciali e produttive marginali anche le “attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale”.
La norma non disciplina l’occasionalità bensì si sofferma su due punti importanti:
a) le attività devono essere svolte in funzione della realizzazione dei fini istituzionali dell’organizzazione,
b) le attività devono essere svolte senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, quali l’uso di pubblicità, di insegne elettriche, di locali attrezzati secondo gli usi dei corrispondenti esercizi commerciali.
Inoltre, per quanto riguarda gli alimenti offerti dai soci, l’associazione è tutelata fiscalmente anche alla lettera c) del citato articolo in quanto si prevede anche la possibilità di cedere prodotti dai volontari (senza alcun intermediario).
Le cene, configurandosi infine come attività occasionali di raccolta pubblica di fondi, mediante “offerte di servizi ai sovventori”, non concorrono in ogni caso alla formazione degli enti non commerciali ai sensi del TUIR (DPR n. 917/1986).
Pertanto l’attività in esame non concorre alla formazione del reddito imponibile, quindi è esente da Ires. Essa dovrà essere contabilizzata come attività commerciale marginale ai sensi del D.M. 25.05.1995.

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