Il sito web e l’obbligo di indicazione della partita Iva

Mi è stato più volte chiesto se un professionista, un artigiano, ovvero una società di persone o di capitali, siano o meno obbligati a indicare nel proprio sito web il numero della propria partita Iva.
Ebbene la questione è meno complessa di quanto si possa credere, in quanto tale obbligo oltre ad essere previsto dall’articolo 2250 del Codice civile che, nel prescrivere il contenuto degli atti e della corrispondenza delle società soggette all’obbligo di iscrizione nel Registro delle imprese, all’ultimo comma espressamente prevede: “Le società di cui al quinto comma che dispongono di uno spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico forniscono, attraverso tale mezzo, tutte le informazioni di cui al primo, secondo, terzo e quarto comma”, è desumibile anche dall’art. 2199,medesimo Codice,il quale, per le ditte individuali,espressamente enuncia: “L’imprenditore deve indicare negli atti e nella corrispondenza, che si riferiscono all’impresa, il Registro presso il quale è iscritto”.
In modo ancora più esplicito, poi, tale obbligo è espresso nel primo comma dell’art. 35 del DPR 633/72 (Istituzione e disciplina dell’Imposta sul Valore Aggiunto), come modificato dall’art. 2, DPR 404/01, secondo cui:“…l’Ufficio attribuisce al contribuente un numero di PartitaIva…che deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-pagedell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto”.
L’obbligo in esame si applica a chi intraprende l’esercizio di una impresa, arte o professione nel territorio italiano, o in esso vi istituisce una stabile organizzazione.
Trattandosi di disciplina generale dell’Imposta sul valore aggiunto, riguarda tutte le categorie di soggetti cui risulta applicabile tale imposta, prescindendo dalle concrete modalità di esercizio.
Dunque tale obbligo vale per qualsiasi impresa, indipendentemente dal settore merceologico, dai servizi resi, dalla forma societaria e dall’esercizio con mezzi tradizionali o elettronici; con ciò, quindi, vale anche per gli artigiani eper i professionisti che utilizzano un sito che contiene informazioni relative alla loro attività.
Inoltre, alla luce della Risoluzione n. 60 del 16.05.06 della Agenzia delle Entrate, si ricorda che è necessario rispettare tale adempimento anche quando il sito web non ha funzione commerciale, ma esclusivamente pubblicitaria.
Quanto alle sanzioni per chi omette di inserire tali informazioni,in primis, si richiama l’art. 2260 del Codice civile, secondo cui: “Chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite in una società o in un consorzio, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese, ovvero omette di fornire negli atti, nella corrispondenza e nella rete telematica le informazioni prescritte dall’articolo 2250, primo, secondo, terzo e quarto comma, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 1.032 euro…”.
Sulla scorta, poi, del D.Lgs.18 dicembre 1997, n. 472,per alcuni osservatori è pacifico che la mancata indicazione del numero di partita Iva nella home page del sito internet è punita con la sanzione amministrativa da 258,23 euro a 2.065,83 euro.
A ben vedere, però, sembrerebbe non coincidere la ratio sottesa a quest’ultima disposizione – che neanche opera un esplicito richiamo alla mancata indicazione del numero di partita Iva nel sito – con quella sottesa alla disposizione disciplinante l’obbligo di indicazione del numero di partita Iva: il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, infatti, disciplina direttamente le sanzioni conseguenti alla violazione di norme tributarie; altra cosa è invece l’ipotesi di mancata indicazione di un numero di partita Iva,che certamente non incide sulle tasse.
L’art. art. 6, comma 5 bis, di detto D.Lgs., inoltre, espressamente esclude la punibilità di quelle violazioni che non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento di detto tributo.

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