IL NUOVO AFFIDO FAMILIARE

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Il 29 ottobre scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge 19.10.15, n. 173 recante “Modifiche alla Legge 04.05.83, n. 184, sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare”, che entrerà in vigore il prossimo 13 novembre, volta a migliorare il delicato strumento dell’affido familiare utile a risolvere situazioni di conflitto laceranti per un bambino.

L’istituto dell’affidamento è stato introdotto nel nostro ordinamento alfine di accogliere un bambino temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, in un’altra famiglia o in una comunità di tipo familiare, dove possa trovare cura e affetto, nell’attesa di rientrare nella famiglia di origine.

L’affidamento, dunque, ha l’obiettivo di permettere al minore di essere reintegrato nella propria famiglia, e in ciò si differenzia dall’istituto dell’adozione (anch’esso disciplinato dalla Legge 184/1983) volto a dare una nuova famiglia (per sempre) ad un bambino in stato di abbandono.

Con riguardo all’affidamento, in particolare, sempre più frequentemente esso si prolunga nel tempo, ben oltre i ventiquattro mesi previsti dalla L. 184/1983, in attesa che la situazione iniziale della famiglia di origine evolva in modo positivo, cosa sempre più difficile.

Nella Relazione al disegno di legge, infatti, sono stati riportati i dati del Rapporto finale 2011 dell’Istituto degli Innocenti (istituzione pubblica dedicata alla tutela dei bambini), secondo il quale, a quella data, quasi il 60% degli affidamenti avevano superato la soglia dei due anni, mentre in un numero elevato di casi la situazione critica che aveva giustificato l’allontanamento dalla famiglia di origine si era risolta negativamente e il minore era stato dichiarato adottabile.

A questo punto, secondo lo schema della Legge 184/1983, il bambino dovrebbe essere “spostato” sul binario dell’adozione, e alla fine del percorso troverebbe ad attenderlo una terza famiglia.

E’ del tutto evidente che durante un affidamento prolungato il bambino cresce e crea legami di affetto e fiducia con la famiglia che lo ha accolto, e una nuova separazione potrebbe creare traumi dall’esito imprevedibile.

E’ noto che alcuni giudici minorili avevano affrontato il problema ammettendo la “trasformazione” dell’affidamento in adozione in casi particolari; prassi, peraltro, considerata inopportuna da altri tribunali.

In tale situazione di conflitto interpretativo, la Legge 173 del 2015 intende risolvere i problemi evidenziati, riconoscendo che la complessità delle concrete situazioni familiari non permette di effettuare sicure previsioni riguardo alla loro evoluzione, e che pertanto un affidamento temporaneo può di fatto protrarsi ben oltre i termini di legge, e sfociare non nel reintegro del minore nella sua famiglia di origine ma nell’inizio del percorso adottivo.

Per evitare, tuttavia, che il legame affettivo tra il bambino e gli affidatari debba essere spezzato, la Legge 19.10.15, n. 173 introduce nella Legge n. 184 del 1983 alcune norme che danno attuazione alprincipio della continuità dei rapporti consolidatisi durante il periodo dell’affidamento, quando ciò corrisponde all’interesse del minore.

Ed allora, il nuovo comma 5-bis dell’art. 4, L. 184/1983, dispone che se “durante un prolungato periodo di affidamento” il minore è dichiarato adottabile, e la famiglia affidataria, avendo i requisiti richiesti dall’art. 6, chiede di adottarlo, il tribunale “tiene conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria”; mentre il nuovo comma 5-ter del medesimo articolo prevede che “è comunque tutelata la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l’affidamento” anche quando il minore faccia ritorno nella famiglia di origine o sia adottato da altra famiglia.

Ed ancora, l’art. 44, co. 1, Legge 184/1983, viene modificato in modo tale da prevedere che l’adozione in casi particolari del minore orfano di padre e di madre possa essere chiesta da chi abbia con esso un rapporto stabile e duraturo “anche maturato nell’ambito di un prolungato periodo di affidamento”.

E’ evidente che la famiglia affidataria, che chiede di adottare il bambino dopo un prolungato periodo di affidamento, deve avere i requisiti richiesti per l’adozione, e dunque, in particolare, gli affidatari devono essere coniugati e non separati.

Tuttavia, la disciplina dell’affidamento prevede che il bambino possa essere affidato anche ad una coppia di conviventi o a una persona singola, ossia a soggetti che non hanno i requisiti per poter adottare, nei confronti dei quali, pertanto, non potrà valere il principio della tutela della continuità affettiva.

Ecco perché alcuni giudici minorili, in presenza di affidamenti cosiddetti “a rischio”, hanno orientato la scelta dell’affidatario verso famiglie aventi i requisiti per una eventuale adozione.

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