Il così detto: “Divorzio breve”

Ieri (29.06.14) è stato approvato dalla Camera dei Deputati il testo di legge sul c.d. divorzio breve, che, quindi, per l’approvazione definitiva, deve passare ora all’esame del Senato.

Le principali novità, intervenute a distanza di quarant’anni esatti dal referendum che lasciò in vita la Legge sul Divorzio (L. 01.12.70, n. 898), riguardano la riduzione dei tempi di attesa per chiedere il divorzio dopo la separazione, che passano da tre anni ad un anno o a sei mesi, in caso di separazione consensuale.

In base alla riforma, si potrà divorziare dopo un anno, in caso di separazione giudiziale, e il termine decorre dalla data di notifica del ricorso (non più dalla data dell’udienza di comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale), ovvero dopo sei mesi, in caso di separazione consensuale, e ciò indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

La riforma in esame, che sarà operativa anche per i procedimenti di separazione in corso, prevede ancora la riduzione dei tempi di scioglimento della comunione legale: “…la comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale”.

La riforma è stata salutata dai più come una conquista di civiltà necessaria per adeguare la normativa italiana a quella degli altri Paesi europei (basti pensare che la proposta di legge è stata approvata a larga maggioranza con il voto favorevole di  381 deputati, e solo 30 voti contrari e 14 astenuti), che va nella direzione di diminuire il periodo di sofferenza che spesso si determina alla fine del matrimonio e di facilitare i coniugi nel percorso che li porta a riorganizzare la propria vita, evitando il protrarsi delle pendenze giudiziarie.

I tempi lunghi attuali per lo scioglimento del vincolo matrimoniale, infatti, non sono conformi agli standard europei, e troppo spesso si traducono in penose angherie che alimentano i conflitti tra le parti.

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