Disciplina delle cooperative sociali e persone “svantaggiate”

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Ai sensi dell’art. 4, comma 2, della Legge 381/1991 (Disciplina delle Cooperative Sociali) nelle cooperative che svolgono attività agricole, industriali, commerciali o di servizi, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (cooperative di tipo B), queste ultime (invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, etc.) devono costituire almeno il trenta per cento dei lavoratori della cooperativa e, compatibilmente con il loro stato soggettivo, essere socie della cooperativa stessa.

Orbene, alla luce dell’enunciata disposizione, al fine di ben effettuare il calcolo relativo al 30% dei soggetti svantaggiati che devono essere presenti nell’organico di una cooperativa sociale di tipo B, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha recentemente stabilito che il limite del 30% deve essere inteso come “media annuale dei lavoratori in forza” (a meno che una normativa regionale preveda diversamente).

Per quanto attiene la modalità di calcolo, il medesimo Ministero ha precisato che la determinazione della detta quota deve essere effettuata per “teste”, ovvero per persone, e non considerando le ore effettivamente svolte dagli stessi lavoratori.

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