“CORSI E RICORSI STORICI” alla luce della riforma Renzi-Boschi.

untitled2010: “Osservatorio Civico sul Federalismo in Sanità” – TdM, CittadinanzAttiva.
SEI ANNI OR SONO a discutere sugli EFFETTI DISTORTI DETERMINATI DA UNA FRETTOLOSA RIFORMA COSTITUZIONALE (Legge Cost. 3/2001 “Modifiche al Titolo V della Parte II della Costituzione”) che, tra l’altro, affidava la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, ampliando il ruolo e le competenze di queste ultime, ma che poi ha determinato inaccettabili diseguaglianze regionali in termini di accesso ai servizi sanitari, anche per l’incapacità di alcune Regioni a gestirla.
Certo, l’articolo 117 Cost. merita una revisione nel senso di (ri)assegnare allo Stato il ruolo di garante del diritto alla tutela della salute assicurando un’uniforme erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) in tutte le Regioni, e in questa direzione sembrerebbe andare la riforma costituzionale del Governo Renzi (Disegno di Legge 12.04.16, pubblicato su G.U. 88 del 15.04.16) quando nell’art. 31, nel riformare il detto articolo costituzionale, prevede che “(…)Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: (…) m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare (…)”.
Ma per raggiungere tale auspicabile risultato, è proprio necessario stravolgere la Carta Costituzionale come vorrebbe il nostro capo del Governo?
NO! CERTO CHE NO!
Basterebbe una legge costituzionale di modifica del “singolo” articolo della Costituzione, così come tante ne sono state approvate nella nostra storia Repubblicana (ben 13 e, in particolare, 8 di modifica di un solo articolo).
In tal modo si eviterebbe una riforma costituzionale come quella “Renzi-Boschi” che, nell’ipotesi di esito positivo (vittoria del “si”) della prossima tornata referendaria, farà certamente rivoltare nella tomba emeriti giuristi come Paolo Barile e Temistocle Martines, per citarne solo alcuni a me cari perché autori di fortunati manuali universitari di Diritto costituzionale sui quali mi sono formato negli anni più belli della mia vita.
Tale riforma, infatti, apporta significative modifiche in molteplici e disorganiche materie che vanno dal depotenziamento del Senato – che manterrà un ruolo quasi nullo, potendo legiferare con la Camera solo su poche specifiche materie, pur continuando ad incidere pesantemente sulla spesa statale – all’abolizione del CNEL, ovvero complica all’inverosimile il procedimento di formazione delle leggi.
Per non parlare, poi, dell’oscura previsione normativa concernente la composizione ed elezione del Senato della Repubblica (art. 2, Disegno di Legge 12.04.16): “(…) I Consigli regionali (…) eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori” (comma 2), e poi: “La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi (cioè consigliere regionale o sindaco) delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma” (comma 5), senza precisare se saranno effettivamente scelti dagli elettori o dai Consigli regionali, ovvero se, a tal uopo, sarà indetta un’elezione ad hoc, ovvero se sarà ratificata la scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri (regionali), delegando, tra l’altro, ad un legge ordinaria, di là da venire, la relativa disciplina: “Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio” (comma 6).

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