TUTELA DEL CONSUMATORE – UTENZE DOMESTICHE – BASTA CONSERVARE COPIA DEI PAGAMENTI

Domanda: Conservo sempre le copie dei pagamenti delle bollette riferite alle utenze domestiche (Enel, Telecom, metano, ctc.). Posso cestinare gli originali?

Risposta: La prova di un avvenuto pagamento non presuppone necessariamente l’esibizione di documenti originali, potendo essere acquisita anche da altre fonti o indizi documentali. Ciò detto, si ricorda che il diritto a richiedere il pagamento delle bollette per utenze domestiche si prescrive una volta decorsi cinque anni a partire dalla data di scadenza del conto interessato. Potrà quindi conservare soltanto le bollette, o le copie delle medesime, emesse e pagate entro tale periodo di tempo.

CONTRASSEGNO PER DISABILI

Domanda: Il rilascio del contrassegno invalidi per autovetture, presuppone che l’invalido sia il possessore del mezzo di trasporto dallo stesso utilizzato? Questa autorizzazione può essere rilasciata all’invalido, pur in mancanza di patente, ove faccia uso di veicoli guidati da terzi.

Risposta: Il contrassegno speciale, previsto dall’articolo 12 del D.P.R. 24.07.96 n. 503, con riferimento all’articolo 188 del Codice della strada e dell’articolo 381 del relativo Regolamento di esecuzione, viene rilasciato dal sindaco del luogo di residenza, previa domanda e specifico accertamento sanitario. Il contrassegno ha la validità di 5 anni, è strettamente personale, non è vincolato a uno specifico veicolo o al possesso della patente di guida, e ha valore su tutto il territorio nazionale.

Domanda: La polizia municipale sta procedendo al sequestro di contrassegni per handicappati, quando a seguito di controllo, non viene trovato il titolare dell’autorizzazione senza emettere alcuna sanzione. È corretta questa procedura?

Risposta: La materia è regolata dagli articoli 7 e 188 del Codice della Strada, dall’articolo 381 del Regolamento di esecuzione e dagli articoli 11 e 12 del D.P.R. 503/96 che non prevedono sanzioni per l’uso abusivo del contrassegno invalidi. Senza dubbio il Comune ha il diritto-dovere di reprimere gli abusi, ma nel rispetto della normativa riconosciuta alle persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta. Al riguardo si ritiene che il contrassegno invalidi non possa essere “ritirato” senza la debita contestazione dell’uso abusivo e la redazione del relativo verbale, come da principio di carattere generale implicito nel Codice della strada.

EDILIZIA E URBANISTICA – HANDICAP E BARRIERE ARCHITETTONICHE

Domanda: A causa di una invalidità civile riconosciuta, installai due montascale: uno nella mia abitazione principale dove ho la residenza, l’altro nella mia seconda casa. Per entrambe feci la richiesta di contributo in base alla Legge 13/1989. Il comune di residenza rispose che non aveva i fondi, il secondo comune che sulle seconde case non era dovuto il contributo. Il diritto sussiste anche sulle seconde case?

Risposta: Tra i requisiti necessari ai fini dell’erogazione del contributo economico riconosciuto ai portatori di handicap per la realizzazione di opere finalizzate al superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati, la Legge 13/198 prevede che il disabile debba avere effettiva, stabile ed abituale dimora nell’immobile. Il contributo, quindi, può essere richiesto solo per l’immobile in cui il soggetto ha abituale dimora.

INVALIDITÀ – INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO

Domanda: Cos’è e chi ha diritto all’indennità di accompangamento?

Risposta: L’indennità di accompagnamento è un sostegno economico statale pagato dall’Inps, previsto dalla Legge 11.02.80 n.18 per le persone dichiarate totalmente invalide. Tale provvidenza ha la natura giuridica di contributo forfettario per il rimborso delle spese conseguenti all’oggettiva situazione di invalidità, non è assimilabile ad alcuna forma di reddito ed è esente da imposte. L’indennità di accompagnamento è a totale carico dello Stato ed è dovuta per il solo titolo della minorazione, indipendentemente dal reddito del beneficiario o del suo nucleo familiare. Viene erogato a tutti i cittadini italiani o UE residenti in Italia, ai cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggorno CE per soggiornanti di lungo periodo. L’importo corrisposto viene annualmente aggiornato con apposito decreto del Ministero dell’Interno. Il diritto alla corresponsione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda. Attualmente è pari ad € 499,27 per 12 mensilità.
L’assegno di accompagnamento si ottiene presentando la relativa domanda unitamente a quella avente ad oggetto l’accertamento dell’invalidità, allegando la certificazione medica comprovante la minorazione o menomazione con diagnosi chiara e precisa e la dichiarazione esplicita dello stato del dichiarante, che deve essere definito “persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore” oppure che è “persona che necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”. Tale indennità non collegata a limiti di reddito o alla composizione del nucleo familiare. L’indennità non è cumulabile con altre indennità simili (è possibile scegliere il sussidio più conveniente), non è subordinata a limiti di reddito o di età, non è reversibile, non è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa e spetta anche in caso di ricovero a pagamento in strutture residenziali.

La sussistenza dei requisiti, il non essere ricoverato in strutture residenziali oppure l’essere ricoverato gratuitamente o a pagamento deve essere auto-dichiarata ogni anno. In caso di ricovero a pagamento, è necessario allegare al modulo un’ulteriore autocertificazione attestante il nome e l’indirizzo della struttura di ricovero e l’ammontare della retta pagata. L’indennità di accompagnamento spetta anche ai ciechi assoluti, alle persone che sono sottoposte a chemioterapia o ad altre terapie in regime di day hospital e che non possono recarsi da sole all’ospedale, ai bambini, incapaci di camminare senza l’aiuto di una persona e bisognosi di assistenza continua, alle persone affette dal morbo di Alzheimer e dalla sindrome di Down, alle persone affette da epilessia, sia a coloro che subiscono attacchi quotidiani, sia a coloro che abbiano solo di tanto in tanto le cosiddette “crisi di assenza”, a coloro che, pur capaci di compiere materialmente gli atti elementari della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, pulirsi), necessitano di accompagnatore perché sono incapaci (in ragione di gravi disturbi della sfera intellettiva e cognitiva, addebitabili a forme avanzate di stati patologici) di rendersi conto della portata dei singoli atti che vanno a compiere e dei modi e dei tempi in cui gli stessi devono essere compiuti”.

INVALIDITÀ CIVILE

Domanda: Cosa devo fare per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile?

Risposta: Dall’01.01.10 le domande per ottenere benefici in materia di invalidità, cecità e sordità civile, handicap, e disabilità devono essere presentate all’I.N.P.S. unitamente alla certificazione medica, unicamente per via telematica (internet).

Chi intende presentare domanda per il riconoscimento di una infermità invalidante deve pertanto recarsi da un medico abilitato alla compilazione on line del certificato medico introduttivo, perché sia attestata la patologia invalidante; deve poi presentare all’I.N.P.S. via Internet, direttamente, oppure tramite un Patronato o un’Associazioni di categoria, la domanda di riconoscimento dei benefici. Deve, infine, effettuare la visita medica di accertamento presso la Commissione A.S.L. integrata da un medico I.N.P.S., nella data che gli verrà comunicata.
Per chi chiede la visita domiciliare il medico certificatore dovrà compilare ed inviare (sempre per via telematica) il certificato di intrasportabilità almeno 5 giorni prima della data fissata per la visita.

Bisogna presentarsi alla visita, nella data fissata, con un valido documento di identità, il certificato medico in originale firmato e tutta la documentazione sanitaria in possesso del richiedente.
Sarà possibile per il richiedente farsi assistere dal proprio medico di fiducia.

In caso di assenza ingiustificata si provvederà a una nuova convocazione. Nel caso di due assenze consecutive saranno considerate come una rinucia alla domanda, con perdita di efficacia della stessa. La Commissione dell’Azieda A.S.L. è integrata con un medico dell’I.N.P.S. Al termine della visita viene redatto il verbale elettronico, riportando l’esito, i codici e l’eventuale indicazione di patologie che comportano l’esclusione di successive visite di revisione. Il verbale che esprime il giudizio di accoglimento o di rifiuto della Commissione sarà validato dall’I.N.P.S., che provvederà ad inviarlo al domicilio dell’interessato. Se dal riconoscimento conseguirà un beneficio economico l’interessato verrà invitato a completare la domanda con i dati necessari per l’accertamento dei requisiti socio economici. Nel caso in cui il parere della Commissione non sia unanime l’I.N.P.S. sospende l’invio del verbale e acquisisce gli atti che verranno esaminati dal Responsabile del Centro Medico Legale dell’I.N.P.S. Questi può validare il verbale entro 10 giorni oppure provvedere a una nuova visita nei successivi 20 giorni. Concluso l’iter sanitario l’Amministrazione titolare del potere concessorio verificherà i requisiti amministrativi ed invierà al domicilio dell’interessato il provvedimento di accoglimento o di rigetto. Il tempo massimo intercorrente tra la presentazione della domanda e l’erogazione delle previdenze conseguenti al suo accoglimento è di 120 giorni.
Contro i verbali emessi dalle Commissioni mediche è possibile presentare ricorso entro 180 giorni dalla notifica del verbale, davanti al giudice ordinario con l’assistenza di un legale.

LAVORO E MINORI

Domanda: Qual è l’età minima per lavorare?

Risposta: Il lavoro dei fanciulli (i minori che non hanno compiuto i 15 anni) e degli adolescenti (persone di età compresa tra i 15 e i 18 anni compiuti) è disciplinato e tutelato dalla Legge 17.10.67 n. 977. La regola generale posta dalla legge è che l’età minima per l’ammissione al lavoro, anche per gli apprendisti, è di 15 anni compiuti. Tuttavia questa regola incontra alcune eccezioni: in agricoltura e nei servizi familiari, l’età minima per l’ammissione al lavoro è di 14 anni compiuti, purché ciò sia compatibile con la tutela della salute del minore e non comporti la trasgressione dell’obbligo scolastico; nelle attività non industriali, i fanciulli di età non inferiore a 14 anni compiuti possono essere ammessi a lavori leggeri (meglio precisati nel D.P.R. 04.01.71, n. 36), che siano compatibili con la tutela della salute, non comportino trasgressione all’obbligo scolastico e sempre che il minore non sia adibito a lavoro notturno e festivo. È prevista una deroga anche per la preparazione o rappresentazione di spettacoli o riprese cinematografiche.

La legge appronta particolari tutele a favore dei fanciulli e adolescenti che siano impiegati al lavoro. In particolare, i minori di 16 anni non possono essere adibiti ai lavori pericolosi, insalubri e faticosi, precisati dal D.P.R. 20/01/76 n. 432 (in ogni caso, la legge stessa pone precisi limiti in ordine al sollevamento e trasporto di pesi da parte dei fanciulli e degli adolescenti); è vietato adibire i fanciulli e gli adolescenti a lavori sotterranei in miniere o cave o gallerie, nonché alla somministrazione di bevande alcooliche. L’ammissione al lavoro deve essere preceduta da una visita medica che certifichi l’idoneità del minore al lavoro cui sarà adibito. La legge prevede infine un particolare trattamento di salvaguardia in tema di ferie, orario di lavoro, lavoro notturno, riposo settimanale. La violazione delle norme della Legge 977/1967 comporta l’inflizione di sanzioni penali, peraltro modeste.

LAVORO – MOBBING?

Domanda: Un datore di lavoro maleducato può essere condannato per mobbing?

Risposta: No di certo; possono essere stigmatizzate come condotte di mobbing soltanto le fattispecie più gravi e non certo i meri episodi di inurbanità, scortesia o maleducazione. Per mobbing, infatti, si intende una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente del lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità. L’apprezzamento circa la sussistenza in concreto degli estremi del mobbing costituisce valutazione di merito che sfugge al sindacato di legittimità. Di recente la Suprema Corte ha respinto il ricorso di un lavoratore per non aver ravvisato un nesso causale tra la patologia psichica da cui il medesimo era risultato affetto e il disagio derivante dall’ambiente lavorativo e non essendo stato nemmeno possibile individuare i soggetti responsabili dell’allegato mobbing con riferimento a comportamenti specifici e rilevanti (Cassazione 10.01.2012 n. 87).

LAVORO – LICENZIAMENTO – GIUSTA CAUSA

Domanda: L’allontanamento dal posto di lavoro è sempre causa di licenziamento?

Risposta: Sul punto giova precisare che la giurisprudenza di legittimità ha recentemente statuito l’illegittimità del provvedimento espulsivo per giusta causa inflitto al lavoratore per abbandono del posto di lavoro, laddove tale comportamento non abbia determinato alcun danno all’impresa.

Nello specifico, la Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 4197 del 20 febbraio 2013, ha precisato che il recesso del datore di lavoro risulta sproporzionato, in quanto secondo le deposizioni dei testi la condotta del dipendente non ha interrotto il ciclo produttivo e lo stesso regolamento disciplinare aziendale prevede il licenziamento soltanto per le condotte ingiustificate che arrecano un pregiudizio all’impresa ed ai suoi beni.

LA MEDIAZIONE IMMOBILIARE – AGENTI, RAPPRESENTANTI E MEDIATORI

Domanda: Ho dato incarico a un’agenzia immobiliare per la vendita di un appartamento. L’agenzia ha venduto l’appartamento con tanto di firma e acconto del 10% sull’importo totale pattuito. L’acquirente, dopo un mese, rinuncia a detto acquisto. Devo pagare per intero la mediazione all’agenzia oppure solo sull’acconto, visto che la vendita non è andata a buon fine?

Risposta: In tema di contratto di mediazione, il diritto del mediatore alla provvigione resta insensibile alle vicende successive alla conclusione dell’affare, salvo che le parti, nell’ambito della loro autonomia, abbiano subordinato il diritto alla provvigione al buon andamento dell’affare medesimo. La provvigione deve ritenersi esclusa solo quando la risoluzione del contratto sia ricollegabile all’inosservanza dei doveri posti a carico del mediatore per l’esistenza di una causa a lui nota o conoscibile e di cui il medesimo avrebbe dovuto informare le parti. Nella fattispecie in esame si ritiene, pertanto, che il venditore debba corrispondere al mediatore l’intera provvigione pattuita all’atto del conferimento dell’incarico. Il venditore, tuttavia, potrà trattenere la caparra confirmatoria versata dall’acquirente resosi inadempiente, oppure agire giudizialmente nei confronti dell’acquirente medesimo chiedendo l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere il contratto definitivo di compravendita (art. 2932 Codice civile) o, in via alternativa, la risoluzione del contratto preliminare e il risarcimento dei danni cagionatigli.

COMPRAVENDITA IMMOBILIARE

Caparra confirmatoria – contratto preliminare

Domanda: Ho stipulato un compromesso per l’acquisto di un appartamento e ho versato un acconto di 50.000 Euro. Nella proposta di acquisto dell’agenzia immobiliare tale importo è indicato come caparra confirmatoria, mentre nel successivo preliminare di compravendita (regolarmente registrato) è indicato come caparra confirmatoria un importo inferiore (10.000 Euro). In caso di recesso di una delle parti, qual è, dunque, l’importo fra i due indicati che deve essere considerato caparra confirmatoria con tutte le relative conseguenze?

Risposta: Nella pratica giuridica è molto discussa la natura e la validità della proposta d’acquisto in uso presso le agenzie immobiliari con cui le parti si impegnano alla sottoscrizione di un ulteriore contratto preliminare d’acquisto di immobile. Con tale “proposta”, infatti, le parti si obbligano, di norma, alla futura stipulazione non di un contratto definitivo, ma solo di un contratto preliminare. Da ciò discende che l’inadempimento della stessa proposta d’acquisto ben difficilmente consentirà di ottenere comunque l’esecuzione forzosa del contratto di compravendita definitivo, mancando dei requisiti della funzione tipica del preliminare vero e proprio, il quale solo contiene tutti gli elementi necessari per il contratto definitivo. Nel caso di specie, quindi, essendo comunque stato stipulato un successivo contratto preliminare di compravendita immobiliare, sarà a quest’ultimo che ci si dovrà riferire per il caso di mancato adempimento.