• DSC_0130_BN


Sempre più spesso si sente parlare di “Terzo settore”. È un’espressione, questa, che, ormai, è entrata a far parte del linguaggio comune. In linea generale si può dire che ha a che fare con il mondo del volontariato e delle organizzazioni che gravitano nella sua orbita. Più precisamente, va inteso quale complesso di enti privati orientati alla produzione di beni e servizi di utilità sociale, da intendersi oramai quale elemento portante della società contemporanea. Il libro “Terzo settore. Risorsa per enti ecclesiastici e famiglie religiose” si rivolge a chi vuole fare ingresso nel mondo del Terzo settore, proponendosi come una vera e propria guida. Oltre a fornire un’occasione per riflettere sulla presenza ecclesiale nel Terzo settore, questo libro, che vede la prefazione del Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, rappresenta, anche per le realtà laicali, una opportunità di approfondimento della normativa degli enti non profit, utile per comprendere in quale direzione andare alla luce della recente riforma del Terzo settore e le opportunità che tale riforma offre alle organizzazioni di volontariato, fondazioni, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative, etc. Quattro sono gli autori: Vincenzo Comodo, docente di Sociologia della vita consacrata, presso l’Istituto di Teologia della vita consacrata “Claretianum” della Pontificia Università Lateranense di Roma; Giuseppe Brandi, avvocato, formatore ed esperto di legislazione degli enti non profit e revisore legale dei conti in fondazioni ecclesiali e laicali; Gian Franco Poli, docente di Teologia della organizzazione, presso l’Istituto di Teologia della vita consacrata “Claretianum” della Pontificia Università Lateranense di Roma; e Luigi Patella, fiscalista e tributarista, formatore esperto del Terzo settore.

terzo-settore

In qualitá di co-ideatore del progetto ‘L’Arte che Cura”, ringrazio il Comune di Napoli e, in particolare, l’Assessore Nino Daniele, per la preziosa collaborazione offertaci, che ha reso possibile una capillare divulgazione di tale progetto, permettendoci, cosí, di raggiungere tutti coloro (operatori, associazioni, enti, etc.) in qualche modo interessate a prendervi parte e a collaborare.

20170609_115329-1200x480

Il mio ultimo articolo sul Corriere della Sera (C. Sociale), sul mondo “insano” del Non Profit, per informarci e tutelarci meglio dai lupi mascherati da agnelli.

18765989_1342936685753811_2864647191917641612_n

IL MIO ULTIMO ARTICOLO SU GIOVANI, LAVORO E CHIESA. Va aggiunto che per trovare soluzioni concrete bisognerá coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese – dotate di figure professionali adeguatamente formate e qualificate – e la società civile nelle sue realtà associative (Terzo settore), ed invogliarle ad attuare buone pratiche, anche con azioni di reti territoriali e interaziendali. Occorrono accordi volti a definire le priorità d’intervento e di gestione tra la Chiesa, le amministrazioni pubbliche, le realtà del Terzo settore e il mondo delle imprese, ciascuno con le proprie risorse economiche ed umane. Corriere della Sera, Sociale, Luciano Fontana

16939443_1253674301346717_381970256412055746_n

“Una società che non offra alle nuove generazioni sufficienti opportunità di lavoro dignitoso non può dirsi giusta (…) le comunità ecclesiali, a fianco delle istituzioni, si adoperino con dedizione per ricercare soluzioni adeguate alla piaga sempre più estesa della disoccupazione giovanile e del lavoro nero…”. Forte è stato il messaggio di Papa Francesco al convegno: “Chiesa e lavoro: quale futuro per i giovani del Sud?”, tenutosi a Napoli l’8 e 9 febbraio scorso, organizzato dalle Diocesi del Mezzogiorno e fortemente voluto dall’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, al quale hanno preso parte oltre cento Vescovi, i vertici delle Istituzioni locali, dal Sindaco Luigi De Magistris al Governatore De Luca, e per il Governo nazionale il ministro De Vincenti. I dati Istat, infatti, alla fine del 2016 rilevano che sono ancora i giovani a trovarsi maggiormente in difficoltà in ambito lavorativo: in Italia si registra un tasso di disoccupazione giovanile del 40% circa, e il 2017 vede nuovamente tra i meno fortunati i giovani, vittime di un lavoro eternamente precario. Al Sud le percentuali salgono! Ed allora, se l’obiettivo del convegno – come ha detto il Cardinale Crescenzio Sepe – è quello di proporre un’alleanza Chiesa-Istituzioni per trovare soluzioni concrete, come può la Chiesa fare la sua parte e favorire nuove opportunità lavorative? Nella “due giorni” alla Stazione Marittima di Napoli se lo sono chiesti anche una serie di rappresentanti del mondo imprenditoriale – tra i quali l’imprenditore Marco Zigon, tra i mecenati del convegno – del mondo sindacale e dei movimenti ecclesiali, presentando le proprie realtà e le possibili proposte. Certamente la Chiesa può contribuire ad alimentare una nuova proposta educativa, anche attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, può promuovere e sostenere l’imprenditorialità giovanile sul modello del “Progetto Policoro”, ma soprattutto, può mettere le proprie strutture (terreni ed immobili) a disposizione dei giovani che potranno creare, ad esempio, delle cooperative finalizzate alla produzione di beni e/o servizi nei settori dell’agricoltura, del turismo, dei beni culturali, etc. Un contributo considerevole può essere dato anche affidando edifici sacri ai giovani che, organizzati nelle forme giuridiche più adeguate, potranno utilizzarli per iniziative culturali o sociali creando così nuove occasioni di lavoro. Ma perché ciò avvenga, occorre si una costante collaborazione con gli enti territoriali (comuni, città metropolitane, regioni), ma sarà anche indispensabile un salto di qualità dal punto di vista culturale. Occorre coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese – dotate di figure professionali adeguatamente formate e qualificate – e la società civile nelle sue realtà associative (Terzo settore), ed invogliarle ad attuare buone pratiche, anche con azioni di reti territoriali e interaziendali. Una strada percorribile ed auspicabile sarebbe quella dell’interazione sulla base di accordi volti a definire le priorità d’intervento e di gestione tra la Chiesa, le amministrazioni pubbliche, le realtà del Terzo settore e il mondo delle imprese, ciascuno con le proprie risorse economiche ed umane. Avv. Giuseppe Brandi

Il mio ultimo articolo sulle potenzialità della riformata Impresa Sociale

CORRIERE DELLA SERA

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18.06.16, è stata pubblicata la Legge 06.06.16, n. 106, “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”, (Matteo Renzi, Luigi Bobba, Poletti) finalizzata ad operare una riforma complessiva degli enti privati del Terzo Settore e delle attività dirette a finalità solidaristiche e di interesse generale. Tale riforma era attesa da tempo, perché l’attuale legislazione sul Terzo Settore è frutto di interventi legislativi che si sono succeduti disordinatamente nel corso del tempo, indipendenti l’uno dall’altro, che esigevano una revisione organica. Nell’attesa, allora, che il Governo adotti entro maggio-luglio 2017 (si spera!) i decreti legislativi che daranno attuazione a tale previsione normativa, va ricordato che tra i diversi soggetti del Terzo settore, l’impresa sociale si caratterizza per un maggiore orientamento al mercato, dato che svolge una normale attività imprenditoriale, opera nell’interesse generale avendo come mission lo sviluppo socio-ambientale del territorio in cui opera, e gestisce il profitto in modo tale da rendersi autosufficiente, limitando così il ricorso agli atti di liberalità e alle sempre più scarse sovvenzioni pubbliche. Purtroppo, fino ad oggi, tale tipo di impresa ha avuto difficoltà a svilupparsi pienamente: poche centinaia sono le organizzazioni private che hanno acquisito la qualifica di impresa sociale, e ciò anche per le esigue ragioni economiche di vantaggio che l’attuale disciplina dettata dal D.Lgs. 155/2006 (che continuerà a spiegare i suoi effetti fino all’adozione dei richiamati decreti attuativi), concedeva ai finanziatori che intendevano avvicinarsi a tale tipo di impresa. Per allontanarsi, allora, dalle logiche meramente assistenzialistiche e volontaristiche, era necessario introdurre nel tessuto giuridico dell’impresa sociale elementi che incoraggiassero lo sviluppo dell’imprenditoria sociale, favorendo un nuovo modo di fare impresa che tende a superare la distinzione tra interessi pubblici e interessi privati, indirizzandoli entrambi al raggiungimento di una condizione di benessere sociale più elevata e che può aiutare a trovare vie d’uscita alla crisi economica attuale, anche favorendo l’ingresso di nuovi capitali nel Terzo settore. Penso, a tal proposito, alle previsioni contenute nell’articolo 9, lettera f), numeri 1 e 2 della Legge in esame, concernenti la possibilità per le imprese sociali di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici, in analogia a quanto previsto per le start-up innovative, ovvero le agevolazioni volte a favorire gli investimenti di capitale, o ancora il fondo rotativo per il finanziamento degli investimenti a condizioni agevolate, nonché all’introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarietà e di altre forme di finanza sociale finalizzate a obiettivi di solidarietà sociale previsti dalla successiva lettera h e all’assegnazione di immobili pubblici non utilizzati o sottratti alla criminalità organizzata (lettera i). Appare, pertanto, anacronistico e poco rispondente alle esigenze sociali ed economiche attuali l’ostruzionismo opposto al rinnovamento dell’impresa sociale da quanti, durante il percorso parlamentare della richiamata riforma del Terzo settore, scorgevano nella facoltà concessa all’impresa sociale di distribuire (limitatamente) i propri utili, il potenziale rischio di concorrenza sleale nei confronti delle imprese tradizionali, non ravvisando quindi la portata innovativa di tale riforma, anche nella parte in cui concede alle imprese sociali la possibilità di remunerare il capitale e di distribuire parte degli utili, incentivando in tal modo gli investitori a puntare su tale tipo di società. Avv. Giuseppe Brandi. Corriere della Sera, Sociale, Luciano Fontana

RIAFFERMARE LA FUNZIONE SOCIALE DELL’AVVOCATO

E’ arrivato il tempo di far sentire la nostra voce, per una Avvocatura più democratica nell’interesse di tutta la Categoria! Nessuno escluso! Tribunale Napoli, Avv. Giuseppe Brandi, Avv. Massimiliano Cesali, Avv. Armando Rossi. Il Roma Antonio Sasso

FOTO2

 

NON POSSIAMO PERMETTERCI DI ESSERE SUPERFICIALI, perchè tra pochi giorni ci sarà proposta la modifica radicale del sistema costituzionale, la modifica di 47 articoli, la modifica di gran parte del nostro testo costituzionale vigente. Le ragioni del NO al convegno del 18.11.16: “Perchè votare NO!” Matteo Renzi, Luigi De Magistris, Julie tv news, Ministra Boschi.

 

 Foto

 

Il mio ultimo articolo

per sottolineare come i pesanti gangli della macchina burocratica, malgrado la buona volontà di tutti, rallentino le buone pratiche per l’arte, la cultura e il bene sociale. P.S. Nuturalmente “la pigione” e non “il pigione”; trattasi di errore di stampa. Comune di Napoli, Assessorati Attività produttive, Cultura, Patrimonio. Corriere della Sera, Sociale, Luciano Fontana

 

14915625_1143231335724348_6446938865487685459_n

 

Federalismo in Sanità – Osservatorio civico sul federalismo in sanità – Tribunale per i Diritti del Malato, Cittadinanzattiva. Avv. Giuseppe Brandi, Presidente Tribunale di Napoli Carlo Alemi, Teresa Petrangolini, Segretario Generale, Antonio Gaudioso, Vice Segretario Generale Anna Lisa Mandorino.

 

Analisi comparata dati e coordinazione equipe del Tribunale di Napoli: “Valutazione civica dei tribunali”, progetto sperimentale di valutazione civica di 9 tribunali civili italiani – Cittadinanzattiva, Giustizia per i Diritti.

 

Convegno-seminario formativo: “Lezioni pratiche sul Processo Civile Telematico”, presso la Sala “Arengario” del Nuovo Palazzo di Giustizia. Ordine Avvocati Napoli Armando Rossi, Massimiliano Cesali Movimento Forense, Avv. Giuseppe Brandi

brandi1  brandi2

 

Corso di formazione: “Il Terzo Settore: risorsa preziosa per la VITA CONSACRATA”, tenutosi presso l’Istituto di Teologia di Vita consacrata “Claretianum”, della Pontificia Università Lateranense.

brandi5 brandi6

 

Convegno “Separazione e Divorzio, novità sul tema (Legge 162/2014)” presso la Sala Antonio Metafora del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli. Giudice Valeria Gonzalez y Reyero

brandi4 brandi4b Foto

Corso di formazione in Terzo settore: risorsa preziosa per la chiesa. E non solo

Coordinatore e docente al corso di formazione: “Il Terzo Settore: risorsa preziosa per CHIESA. E NON SOLO”, patrocinato dall’Arcidiocesi di Napoli, presso la sala conferenze della parrocchia “Santa Maria di Costantinopoli a Cappella Cangiani”, in Napoli. Avv. Giuseppe Brandi, Cardinale Crescenzio Sepe, Mons. Raffaele Ponte

Depliant Napoli-1

Depliant Napoli-2

Dal 27 febbraio e fino ad aprile 2016 si terrà presso la sala conferenze della parrocchia “Santa Maria di Costantinopoli a Cappella Cangiani” sita in Via Mariano Semmola, 15 (Napoli), il corso di formazione dal titolo “Il Terzo settore: risorsa preziosa per la Chiesa. E non solo”.
L’obiettivo è quello di formare delle figure competenti a creare e gestire le forme associative del Terzo settore (ONLUS, APS, ONG, Fondazione, CSV, Associazione di volontariato ecc.), con l’intento di creare una sinergia tra universo laicale e religioso.
Il corso è rivolto ai rappresentanti legali degli enti ecclesiastici e a chiunque voglia conoscere il mondo del Terzo settore.
Il corso ha una struttura modulare e sarà incentrato sui seguenti temi:
– Diritto e normativa
– Contabilità e fisco
– Progettazione
– Promozione e comunicazione
La parte teorica sarà poi integrata da esercitazioni pratiche.